W la differenza !

Ho ricevuto via e-mail da un mio amico sacerdote di Genova, don Goffredo Sciubba, il racconto che segue. L’ho trovato carino, forse e’ un po’ lungo, ma esprime bene quel che avevo intenzione di dire questa settimana. In fondo, la Storia ci sta insegnando che forse c’e’ ancora speranza, sempreche’ non si nascondano le diversita’, ma anzi si valorizzino e si dialoghi a partire da esse.
Questa mi sembra la piccola verita’ insegnataci dalla recente crisi irachena. Grazie a don Goffredo, e … a Kofi Annan.Il giorno degli uomini verdi

Un giorno, il buon Dio fece più o meno questo discorso davanti all’assemblea degli angeli e degli arcangeli, dei cherubini e dei serafini:
«Avevo detto agli uomini: Amatevi gli uni gli altri, e invece si detestano, perché non sopportano le loro differenze. Arrivano addirittura ad ammazzarsi tra loro perché non hanno lo stesso colore della pelle. Ho deciso di impartire loro una buona lezione. Ordino che a partire dal 1° dicembre 1997 tutti gli esseri umani abbiano la stessa pelle verde-mela, colore della speranza. Inoltre, ordino ancora che diventino tutti perfettamente uguali, come se fossero tutti gemelli».

«Alleluia! Alleluia!», cantarono gli angeli e gli arcangeli, i cherubini e i serafini, felici che Dio avesse finalmente preso una decisione per quel mondo che, a loro parere, andava di male in peggio.

Il 1° dicembre 1997, il professor O’Neill, premio Nobel per la biologia, si svegliò di soprassalto. Scese dal letto di cattivo umore e si guardò macchinalmente allo specchio dell’armadio. Rimase a bocca aperta:
l’immagine nello specchio non era la sua, ma quella di un uomo color verde-mela che non aveva la sua corporatura, né i suoi capelli, né il suo naso, né la sua bocca… Il professor O’Neill corse sotto la doccia, si insaponò ben bene con l’acqua calda, si strigliò con tutte le sue forze con un panno ruvido. Ma più si frizionava, più la sua pelle era verde-mela. «È un incubo, è solo un brutto sogno», mormorò. Ebbe un’altra sorpresa: la sua voce, la sua bella voce profonda di cui era tanto fiero, non era più la « sua » voce. Corse a chiamare la moglie. «Anna, Anna». La guardò. Non era Anna, era una donna che non conosceva. Con la pelle verde-mela.
Si accasciò su una sedia. In quel momento suonò il campanello. Sentì una voce che gridava: «Sono io, il professor Simuhawa!».
O’Neill non riconobbe la voce del suo vicino giapponese e quando aprì la porta si trovò davanti un altro… se stesso. Solo il verde era un po’ più tenero, perché Simuhawa aveva cinque anni meno di lui. I due uomini si guardarono per un istante e poi scoppiarono a ridere fino alle lacrime.

Scene simili avvenivano in tutto il mondo. Milioni e milioni di uomini e donne si guardavano increduli allo specchio, telefonavano alle televisioni, alle radio, agli ospedali, ai vigili del fuoco. Ma nessuno rispondeva.
Erano tutti occupati a considerare la nuova incredibile realtà: io sono l’altro e l’altro è me. Allora io non ho più identità. La preoccupazione e il panico della gente divenne naturalmente anche quello dei governi. Il presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, e quello della Russia, Boris Eltsin, si telefonarono con il loro telefono speciale.

«Di’ un po’, Bill», disse Eltsin. «Hai cambiato voce?».

«Anche tu, a quanto sento», rispose Clinton.

Quando si videro in televisione scoprirono che anche loro due erano identici e color verde-mela. Fecero un comunicato congiunto: «I presidenti di Stati Uniti e Russia affermano che loro non c’entrano, ma che faranno di tutto per scoprire i colpevoli e rimettere tutto a posto».

Alle 9 e 45, i passeggeri di un aereo egiziano che era decollato da Atene furono presi in ostaggio da quattro « pirati dell’aria » color verde-mela.
Armati di pistole e bombe, i quattro reclamarono la liberazione di un prigioniero palestinese detenuto in Israele. Uno di essi raccolse tutti i passaporti dei passeggeri, mentre un altro diceva: «Se il prigioniero non sarà subito liberato, noi uccideremo un passeggero all’ora. Prima gli israeliani, poi gli americani, gli inglesi e così via…». In quel momento i quattro compresero l’errore: tutti i passeggeri erano uguali e verde-mela, le fotografie dei passaporti ammucchiati non corrispondevano a nessuno. Furioso, uno dei terroristi urlò: «Si alzino gli israeliani!».
Naturalmente non si alzò nessuno. Un’irrefrenabile risata scosse gli ostaggi e l’equipaggio disarmò i quattro, che avevano solo voglia di piangere.

(…) Nei giorni seguenti le cose peggiorarono. A Milano, cinquanta calciatori che affermavano di chiamarsi Ronaldo, avevano chiesto un aumento di stipendio al presidente della squadra.
Alla televisione erano arrivati duecento giovanotti verde-mela che gridavano: «Fatemi passare, sono Fabrizio Frizzi!». Furono tutti sbattuti fuori, compreso il povero Fabrizio Frizzi autentico.
Tutte le mattine al Quirinale migliaia di persone arrivavano di corsa per sedersi sulla poltrona del Presidente della Repubblica, gridando: «Scalfaro sono io! Scalfaro sono io!».

(…) Tutti i sistemi inventati per distinguere gli uomini – divise, distintivi, adesivi, tatuaggi – non servivano a niente.
Molti stati cominciarono a vivere nella paura. Non si sapeva bene chi apparteneva a una nazione e chi a un’altra. Rwanda e Burundi non si massacravano più perché le etnie si erano mescolate e non sapevano più chi era nemico e chi no. Così tutti guardavano in cagnesco tutti. Tutti sospettavano di tutti. Malgrado le esortazioni del papa: «Siete tutti fratelli, amatevi come fratelli», sembrava che il mondo stesse tornando allo stato selvaggio.
Il professor O’Neill si ricordò allora di essere probabilmente il miglior biologo del pianeta. Radunò tutti i suoi colleghi, tutti i premi Nobel viventi, i più grandi scienziati della terra. Cominciò un periodo intensissimo: fisici, chimici, astronomi, chirurghi, sociologi, etologi e studiosi di ogni tipo misurarono, pesarono, analizzarono con le macchine più perfette e fantastiche inventate dall’uomo. Arrivarono alla conclusione che tutto il loro sapere, di cui erano tanto fieri, non serviva a niente.
Il fenomeno verde-mela era un mistero troppo grande per loro. Un « non so che » umile umile si fece strada nei loro cuori.
Era un piccolo « non so che », ma al buon Dio bastò. E diede ordine che sulla terra tutto tornasse come prima.

Fu come una nuova nascita per tutti. Felici come pasque, uomini e donne si raccontavano le semplici verità che avevano dimenticato. Per esempio, che ogni uomo è differente e unico e, di conseguenza, senza prezzo. O ancora, che la specie umana, nella sua infinita varietà, è bella più ancora delle nuvole del cielo o del canto degli uccelli. Come erano belli, ora, gli europei biondi e gli indios color del rame; gli occhi celesti, verdi, neri; gli irlandesi con i capelli rossi e gli arabi con i baffi neri; come erano eleganti i masai africani, come erano flessuose le indiane dallo sguardo profondo… «Benvenute differenze! Benvenuti stranieri! Non mi fate paura…». Sull’intero pianeta la gente si abbracciava. Tutti si sentivano diversi e simili come fiori in un prato a primavera. E finirono le guerre, perché finirono tutti i fanatismi razziali, ideologici, politici, religiosi.

Non finirono naturalmente i problemi, ma si cercò per ognuno una soluzione pacifica.