Un profeta napoletano

Questa nota e’ dedicata al ricordo di un napoletano insigne, morto domenica mattina in un tragico incidente stradale sulla superstrada per Sorrento. Parlo di mons. Luigi Pignatiello. 
A dire il vero, sono stato molto incerto sull’opportunita’ di questo ricordo. Quando infatti ho proposto ai curatori di questo sito questa piccola rubrica, prendendomi anche notevole libertà di tempi e di argomenti ( e li ringrazio della loro fiducia ed amicizia, che ricambio di vero cuore), avevo detto che non avrei scelto argomento « confessionali » . Certo, sono un sacerdote, e come tale ho una precisa visione della realtà che ci circonda: ma questo non significa necessariamente imporre il mio modo di vedere. Da sempre credo, insomma, che l’essere cristiano non debba per forza essere urlato, ma anche soltanto proposto. Credo nel valore della testimonianza concreta, fattiva, operosa. Poi, chi vuole, può prendere o lasciare. Ma poi ho visto le numerose attestazioni di stima giunte da ogni parte, i giudizi sulla sua figura e sulla sua opera, e mi sono detto: « Se lo fanno loro, perche’ non anche io? ». Se lo stesso sindaco Bassolino, che certo uomo di Chiesa non è, ha definito mons. Pignatiello « uno dei figli migliori di Napoli », e ha sentito la necessita’ di essere presente al suo funerale, qualcosa pure c’entrera’ con questa rubrica e con questo sito, no? Ed allora eccomi qua.
Non ho certo la pretesa di poter tracciare un quadro completo della figura e dell’opera di mons. Pignatiello: in questi giorni pagine intere di giornali e servizi radiotelevisivi hanno gia’ detto molto. Ma ho avuto la fortuna di poter lavorare con lui all’organizzazione di un Convegno nel 1994, nella mia qualita’ di Direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano, oltre che di essere stato suo studente: e qualcosa di lui mi sembra di averla capita. Ad iniziare dalla sua giovinezza di spirito, che andava oltre la sua eta’ anagrafica. Quando concludemmo l’incontro di preparazione ai gruppi di studio, uno dei giovani che era con me disse: Pino, ma ti rendi conto che il piu’ giovane qua in mezzo e’ proprio Pignatiello? E c’erano anche giovani appena ventenni!
Mons. Pignatiello e’ stato per anni il piu’ autorevole rappresentante della chiesa napoletana. Ordinato sacerdote nel 1947, e’ stato anche missionario in Bolivia: lo decise di punto in bianco, andando a servire i poveri tra i poveri, come diceva lui. Ha diretto per quasi 10 anni il settimanale della diocesi di Napoli « Nuova stagione », ha collaborato con « Famiglia cristiana » e « Vita pastorale », era docente di Teologia Pastorale della Pontificia Facolta’ Teologica dell’Italia Meridionale… Ma soprattutto era noto come il « portavoce della Curia », la voce ufficiale della chiesa napoletana. Detto cosi’, sembrerebbe il tipico ecclesiastico, che coltivava interessi tutti interni al mondo ecclesiale. Non e’ cosi’: anzi, era l’opposto e il nemico di cio’! Condivido quel che ha detto il cardinale Giordano: Mons. Pignatiello e’ stato un sanguigno polemista e quindi e’ stato anche in qualche modo scomodo, ma lui tendeva sempre a costruire, mai a demolire… Interlocutore finissimo di credenti e non credenti, riferimento apprezzato di intellettuali, politici, rappresentanti delle istituzioni e di tanta, tantissima gente semplice… Cio’ che colpiva in lui era proprio l’apparente contrasto fra la capacita’ intellettuale e critica cosi’ articolata e la profonda bonta’ di animo, che lo portava ad una generosita’ senza misura . Quello che mi ha sempre colpito di lui era la sua capacita’ di essere controcorrente, anche all’interno della chiesa. Era certamente il frutto di una profonda onesta’ intellettuale e di una capacita’ critica sempre tesa a evidenziare i problemi e il negativo delle situazioni, per poter poi ripartire dal positivo che era riuscito ad individuare. Questo lo portava ad essere scomodo ( e se lo dice il cardinale…): molte volte i suoi giudizi taglienti, sferzanti, hanno fatto scalpore, suscitando molte polemiche. Ma non si fermava dinanzi a nulla, perche’, mi disse una volta, « Cristo si e’ definito verita’: e non possiamo proprio noi piegare la verita’ ai nostri scopi, al nostro modo di vedere le cose. Tradiremmo cosi’ la verita’, e dunque Cristo! ». Era la personificazione di quell’affermazione di Camus: La verita’ non e’ una virtu’, e’ una passione! E dunque, polemica si, ma solo per ricercare la verita’, ovunque essa si trovasse: da cio’ anche il suo essere uomo del dialogo con i non credenti, e la sua passione per la comunicazione. Forse non si sa, ma lui e’ stato il primo nella chiesa napoletana a credere nelle possibilita’ della comunicazione del villaggio globale, e nell’importanza della Rete!
Il suo cruccio, lo hanno ripetuto in molti in questi giorni, era il degrado della citta’. Ed infatti, un’altra caratteristica di monsignore era la sua forte passione civile e politica, mai al servizio di una parte (basti pensare a come abbia negli ultimi tempi polemizzato con esponenti « cristiani » come Mastella…). Lo stesso Bassolino ha ricordato che « la sua partecipazione alla Commissione giovani del Comune e alla vita della citta’ era assidua e sempre carica di passione civile e sociale « . Se oggi ci sono parroci come quelli di Secondigliano, elogiati dallo stesso Presidente della Repubblica nel suo messaggio di fine anno, e’ perche’ c’e’ stato un uomo come Pignatiello. Certo, il suo essere controcorrente oggi lo portava a dire che bisognava parlare di meno e operare di piu’… Ma questo e’ coerente con quel che abbiamo detto finora. Fatti, non parole, diceva sempre: e per lui i fatti erano la testimonianza operosa dell’amore di Dio in mezzo agli uomini. Per questo la sua riflessione, la sua azione avevano un principio ed una fine, ed erano i poveri, gli ultimi, i senza voce: a Napoli, nel Sud d’Italia, nel Sud del mondo (la sua esperienza delle comunita’ ecclesiali di base fatta in Bolivia lo segno’ profondamente). I poveri erano per lui « luogo teologico », cioe’ il luogo in cui era possibile incontrare Dio. Dio nessuno l’ha mai visto: Gesu’, e in lui i poveri, i diseredati, gli emarginati, ce lo mostrano.
E questa mi sembra la cifra ultima del pensiero e dell’azione di questo grande napoletano: Pignatiello e’ davvero stato un profeta nella Napoli degli ultimi 50 anni, un profeta scomodo, che percio’ ha pagato anche di persona, tante volte. Ma un profeta con una sua precisa spiritualita’: una spiritualita’ concreta, attenta ai bisogni dei poveri e degli ultimi, insomma non disincarnata, ma radicata nella storia concreta della nostra citta’ , e piu’ in generale del Sud . Come tutte le cose vive, senz’altro anche questa eredita’ non si perdera’, ma portera’ ancora molti frutti.