La nostra Pasqua

Con l’odierna festività della Domenica delle palme inizia, come noto, la Settimana Santa, che da sempre è l’evento centrale dell’anno liturgico cristiano. La celebrazione della passione, morte e risurrezione di Cristo è il nucleo della fede cristiana, la risposta alla domanda: In cosa crede il cristiano? Crede che Gesù di Nazareth è morto e risorto! Tutto il resto è una conseguenza di quest’annuncio.
La Pasqua, globalmente intesa, celebra il passaggio di Dio nella storia .
Già gli ebrei conoscono la Pasqua, che legano ad un evento dal preciso significato. Racconta la Bibbia che quando Israele era schiavo in Egitto Dio ha guardato la povertà e le necessità del suo popolo, non se n’è stato indifferente in cielo, ma si è chinato sulla sofferenza di Israele schiavo in Egitto: e lo ha liberato. Dio è intervenuto, e ha realizzato la liberazione dalla schiavitù del popolo di Israele. Per gli ebrei la Pasqua è un evento molto concreto: Dio ha liberato il suo popolo dalla schiavitù, annegando nel Mar Rosso gli oppressori, e stringendo poi un patto di alleanza con lui.
Anche per i cristiani, radicati nella stessa fede ebraica, la Pasqua è legata ad un evento concreto che ha un preciso significato. Un uomo, Gesù di Nazareth, dopo che era stato ucciso innocente, è ritornato a vivere. Dio si è chinato su di lui, e ha sconfitto tutto il buio, l’oscurità, il male che lo aveva ucciso, e gli ridà la vita, la luce, la gioia. Dio non lascia Gesù a marcire nella tomba, ma gli ridona un futuro, confermando così che il suo modo di agire -la scelta dei poveri, della solidarietà, della fraternità, dell’amore per gli altri fino a dare la propria vita, del perdono anche a coloro che lo stavano uccidendo in croce…- era quello giusto.

Ma la Pasqua non è soltanto il ricordo di questi eventi: tutto ciò non si ferma al passato, ma illumina il presente, anzi sono realtà che si possono -si devono….- vivere anche oggi, come se accadessero ora, in questo preciso istante . Il termine per indicare questo è memoriale : in fondo, non è vero che tra il Faraone e Hitler non c’è molta differenza? E tra la morte di Gesù e la nostra, che differenza c’è? E perché non doovremmo anche noi sperimentare la potenza stessa di Dio, così come l’ha sperimentata Gesù? C’è un buio, una disperazione, una schiavitù che ci tengono incatenati . Anche se assume nomi diversi, è un’unica realtà. Si può chiamare: disperazione, sfiducia, rassegnazione, passività, divisione, egoismo, attenzione solo al proprio interesse, violazione della legalità, violenza, razzismo, chiusura verso l’altro … In realtà, si tratta solo dei diversi volti della morte. Gesù con la Risurrezione ha giudicato e vinto tutto questo , così come il Padre aveva giudicato e vinto gli Egiziani oppressori. E ciò è compiuto con la sola arma dell’amore, che assume anch’esso diversi volti e nomi: solidarietà, nonviolenza, comunione, voglia di impegnarsi, di sognare e sperare un futuro diverso, attenzione agli ultimi e ai più deboli.

Sono parroco a Pozzuoli, in una realtà fortemente disgregata e segnata da quella morte che dicevo. Ebbene, oggi per me e la mia comunità celebrare la Pasqua in questa realtà vuol dire riconoscere che siamo attenti solo a noi stessi, che cerchiamo di salvarci la vita con le nostre sole forze, che i problemi di ogni giorno ci impediscono di accorgerci che uniti possiamo cambiare le cose, che siamo sfiduciati, passivi, rassegnati, disperati, senza voglia di impegnarci; e nello stesso tempo iniziare concretamente a sperimentare la forza della comunione e della vittoria sopra la morte, lavorando insieme, collaborando, organizzando la speranza e la solidarietà concreta (come chiese il Papa quando venne a Napoli nel 1991), in modo da dare a tutti la possibilità e la voglia di impegnarsi per qualcosa di importante, e di credere nella possibilità di costruire una città, una periferia diverse, più umane e attente ai bisogni della gente.
La Pasqua diventa allora un impegno da vivere in prima persona , che porta a costruire una rete di possibilità e di relazioni nuove ad ogni livello: personale, ma anche nelle famiglie, nel quartiere, nella nostra città… Chissà che anche Piazza Napoli non possa dare il suo piccolo contributo!