Algeria in ostaggio

Anche questa settimana ha visto decine di morti in Algeria, il cui popolo triste -fiero e nobile come pochi nel mondo- sta pagando ormai da anni un altissimo tributo di sangue. Ora, finalmente, una piccola luce sembra accendersi: il governo algerino ha deciso di accettare la visita di tre « esploratori » europei, rappresentanti di Gran Bretagna, Lussemburgo e Austria. Ma perchè tutti questi morti? Cosa accade in un paese così vicino all’Italia, ma anche così sconosciuto? La risposta è semplice: non siamo in presenza di una lotta tra chi vuole la democrazia (l’esercito algerino) e chi invece la vuole affossare (gli integralisti), ma di una vera e propria guerra civile.
Per comprendere appieno quest’affermazione, può essere utile la lettura di un libro, scritto da Marco Impagliazzo e Mario Giro, intitolato:Algeria in ostaggio. Tra esercito e fondamentalismo, storia di una pace difficile (Edizioni Angelo Guerini e Associati). Come si sarà compreso, già dal titolo di questo mio intervento mi sono ispirato a questo libro, che ha peraltro il pregio di avere un’ottima prefazione di Igor Mann, forse il più importante conoscitore di avvenimenti mediorientali del giornalismo italiano
Per capire bene quanto sta accadendo, occorre fare un passo indietro e tornare all’ottobre 1988, quando scoppia la c.d. « rivolta del cuscus ». L’esercito (che si è sempre voluto « popolare ») spara ad alzo zero contro gli studenti delle superiori scesi in piazza per protestare contro il dirrottamento dei beni di prima necessità verso il mercato del contrabbando, gestito dai generali e dal FLN, il Partito unico al potere ininterrottamente dal 1961. Oltre mille morti, e la scoperta che l’illecito aricchimento dei membri del’establishment assommava ad oltre 27 miliardi di dollari, l’equivalente del debito estero dell’Algeria! Le pallottole non fermano la rivolta, ed il Presidente Bendjedid ne approfitta per liberarsi della tutela dell’esercito: indice libere elezioni, placando così la rivolta popolare. Risorgono i partiti, trionfa la libertà di stampa, tornano i viveri nei magazzini del popolo… Ed il 12 giugno del 1990 i cittadini vanno alle urne per la prima volta in clima di pluralismo politico: sono solo elezioni amministrative, ma il FIS (il partito islamico) trionfa. Nel giugno del 1991 sono fissate le elezioni legislative: dei movimenti di piazza, fomentati dall’ala oltranzista del FIS, ma tollerati (e secondo alcuni favoriti) dagli oltranzisti corrotti dell’esercito, danno l’occasione di rinviarle. Nel dicembre del 1991 si tiene il primo turno elettorale: il FIS vince dappertutto, il FLN crolla, solo il Fronte Socialista regge. Questo è troppo per l’esercito, che vede i propri privilegi ormai in grave pericolo: è una situazione insostenibile per ufficiali di mestiere, diventati politici di mestiere, gratificati da ottimi stipendi (arrotondati con il contrabbando), da fringe benefits davvero lauti, rassegnarsi all’idea di dover rinunciare al potere. Così, l’esercito attua un golpe: destituisce il Presidente gorbaceviano Bendjedid ed annulla il secondo turno elettorale, presentando al mondo la motivazione che « la democrazia era in pericolo ». Ma si può salvare la democrazia con un atto antidemocratico(l’annullamento di libere elezioni)? I Paesi occidentali (compresa l’Italia) fanno finta di credere ai militari, per ignoranza e presunzione: non era vero che il FS fosse tutto filoiraniano, vi erano anche islamici pronti al dialogo con l’Occidente, persino di formazione occidentale; e poi, si può condannare un sistema di governo solo perché non rientra nella tradizione occidentale?
Da allora, la guerra civile insanguina l’Algeria, il cui popolo è ostaggio della ferocia dei più fanatici integralisti e dell’ala più corrotta dell’esercito. Un tentativo serio di superamento del massacro fu attuato tra il 1994 e il 1995 dalla Comunità di Sant’Egidio, che con la sola forza del messaggio cristiano di pace aveva risolto la guerra civile in Mozambico e in Guatemala: nasce la Piattaforma di Roma, in cui le due parti in lotta trovano finalmente un’intesa. Ma anche in quest’occasione gli opposti etremismi ebbero la meglio, favoriti dall’ostilità delle diplomazie « ufficiali » che si vedevano scavalcati da un gruppo di persone che avevano dalla loro solo il Vangelo: e così il governo algerino rifiutò all’ultimo momento di aderire all’accordo. Speriamo che ai tre « esperti » europei vada meglio…